Andrea Belotti: sarà lui l’erede di Vlahovic?

Violapress analizzerà in questi giorni i possibili sostituti di Vlahovic che la Fiorentina sta valutando per il prossimo mercato di Gennaio o Giugno.

Dusan Vlahovic non ha rinnovato il contratto proposto dalla Fiorentina ed in una delle prossime finestre di mercato, a Gennaio o più verosimilmente a Giugno, il centravanti serbo se ne andrà.

Per questo i dirigenti viola stanno seguendo alcuni dei migliori attaccanti sia nel nostro campionato che in quelli all’estero. La stampa fiorentina e nazionale, complice anche lo stop delle competizioni per le partite della nazionale, ogni giorno propone dei nomi interessanti che sicuramente sono nella lista degli operatori di mercato di Rocco Commisso.

Vediamo la scheda di uno degli attaccanti usciti nei titoli dei quotidiani e dei siti web: Andrea Belotti. Un attaccante di razza, un giocatore che fa reparto da solo, dalla ormai grande esperienza in Serie A, dove ha sempre raggiunto la doppia cifra. La sua più grande caratteristica è la grinta, in campo dà sempre tutto e questo è sicuramente un elemento che i tifosi apprezzeranno, nonostante la brutta sceneggiata che lo ha visto protagonista nell’ultima sfida dello scorso anno proprio contro i viola. Sarà lui il nuovo centravanti della Fiorentina?

Cognome: Belotti
Nome: Andrea
Data di nascita: 20/12/1993
Altezza: 181cm
Peso: 72kg
Paese di nascita: Italia
Scadenza contratto: 30/06/2022

Valutazione transfermarkt: 35mln

Stipendio: 2 mln lordi
Squadra attuale: Torino

Dopo aver mosso i primi passi all’oratorio di Gorlago e nella Grumellese, viene scartato dall’Atalanta e firma con l’Albinoleffe, in cui cresce nel settore giovanile. Nella stagione 2011/12 viene aggregato alla prima squadra in Serie B: ottiene 8 presenze nelle quali realizza 2 reti ma l’Albinoleffe retrocede in Serie C per cui nella stagione successiva diventa titolare e disputa 31 partite in Lega Pro nelle quali segna 12 reti.

Zamparini intuisce le sue qualità e lo porta a Palermo dove in due stagioni (B e poi A) Belotti gioca 62 partite segnando 16 gol (10 in B e 6 in A). Nell’estate 2015 passa al Torino che lo paga 7,5 milioni di euro. L’inizio con il Toro non è esaltante: una sola rete nel girone d’andata, ma poi si sblocca e chiude la stagione con 12 gol in campionato. Il 2016/17 è il suo anno d’oro visto che il Gallo mette a segno 26 gol in campionato giocando ancora 35 partite. L’anno seguente registriamo invece 10 gol in 32 partite, mentre i 15 gol realizzati nel campionato 2018/19 contribuiscono al ritorno della squadra granata nelle competizioni europee, complice l’esclusione del Milan. In Europa League segnerà 6 gol in altrettante partite. Negli ultimi due anni è sempre riuscito ad andare in doppia cifra, ha conquistato la fascia di capitano della squadra granata e ne è diventato una vera bandiera. Insieme a Pulici e Graziani è l’unico ad aver segnato almeno 15 gol in due stagioni consecutive.

L’attaccante ha fatto tutta la trafila delle Nazionali giovanili con sempre buoni numeri. In Under 21 ha segnato 9 gol in 18 partite mentre in Nazionale maggiore, con la quale si è laureato a luglio campione d’Europa, è fermo a 12 reti in 39 presenze.

Adesso sembra arrivato il momento di cambiare casacca per il Gallo, fin dall’inizio della stagione c’è stata tensione tra il bomber e i dirigenti granata, l’allenatore Juric è stato il primo a denunciare questo clima ed il Presidente Urbano Cairo emulando Rocco Commisso ha annunciato che l’attaccante non rinnoverà il contratto in scadenza nel 2022.

Una situazione molto simile a quella di Dusan Vlahovic dunque. In estate ci ha pensato seriamente l’Inter, la Roma, il Tottenham, adesso sembra il Milan la società che lo sta cercando più intensamente, ma la Fiorentina da qualche anno lo ha messo nel mirino e sta seguendo ogni sua mossa, potrebbe essere il momento buono per farsi avanti seriamente.

I dirigenti granata tre anni fa sono arrivati a chiedere fino a 100 milioni per Belotti ma adesso la sensazione è che per 15-20 milioni si possa trasferire in una nuova squadra anche a Gennaio, visto che la prossima estate si potrebbe liberare a zero. Un prezzo altamente alla portata delle casse viola e anche l’ingaggio non sarebbe un grosso problema. Più difficile eventualmente sarebbe convincere il giocatore ad accettare una squadra che negli ultimi anni ha lottato per la salvezza visto che alla sua età potrebbe giustamente sognare le Coppe Europee, ma chissà che non possa conquistarle con la maglia viola addosso.

Così si raccontava al sito ufficiale granata qualche mese fa:

Il centravanti del Torino col passare degli anni è riuscito ad affermarsi nel grande calcio a suon di gol, divenendo anche un punto fermo dell’Italia del ct Roberto Mancini: “L’onestà intellettuale è la prima cosa che si ricerca in un tecnico. Il mio principale pregio è l’altruismo, la qualità migliore di un calciatore è la disciplina, quella di un uomo è la sincerità“.

Il Gallo si racconta senza tralasciare nulla: “Fin da piccolo ho sempre giocato a calcio mi faceva stare bene e sentire vivo“. La “matematica” era la sua materia preferita a scuola, mentre “LeBron James“, lo sportivo che ha sempre seguito. Tra i calciatori ammirava Andriy Schevchenko, grandissimo ex bomber oggi ct dell’Ucraina. Nato a Calcinate (Bergamo), Belotti è un torinese d’adozione: “La città di Torino è la mia preferita“, sottolinea.

La sua emozione più grande è stata nel giorno del suo matrimonio con Giorgia Duro, palermitana conosciuta quando indossava la maglia rosanero. “Delusione più grande? La mancata qualificazione al Mondiale del 2018“, ricorda cn amarezza il Gallo che poi ha concluso con la partita che porta nel cuore: “La vittoria in rimonta contro il Sassuolo per 3-2“, gara decisa da una sua splendida rovesciata…

https://www.mediagol.it/notizie/belotti-si-racconta-tra-presente-e-futuro-da-grande-voglio-fare-lallenatore-torino-la-mia-citta-preferita/

Così invece lo descriveva la rivista Torino Magazine poco prima dell’Europeo:

Andrea Belotti incarna due figure mitiche nel mondo del calcio: il capitano e il centravanti. Molto raramente i ruoli coincidono, e nel Toro, a parte presenze episodiche, ne ricordiamo pochissimi ma tre su tutti: BaloncieriGraziani e Bianchi. Il perché è presto detto: il capitano – per carisma e doti morali – deve guidare la squadra, motivarla in campo e fuori, gestire i rapporti (delicati) con l’arbitro. Chiedergli di fare anche gol (un mestiere a sé) rende il compito un impegno ai limiti del possibile. Ma nel caso di Andrea non parliamo solo di un goleador, ma di un centroavanti classicopotente, fisicamente esuberante, in grado di fare a sportellate (anche da solo) con la difesa, in sintesi quel prototipo di calciatore che oggi non c’è più, o c’è sempre di meno, merce rara. Aggiungiamoci l’interpretazione ‘moderna’ del ruolo: Belotti arretra, si va a prendere i palloni da solo, applica gli schemi, si sacrifica, spazia su tutto il fronte d’attacco, consuma energie che non sai neanche dove vada a trovarle. O almeno lo sai e ti sorprende, perché entrano in scena requisiti morali, ancora più rari a trovarsi di quelli tecnici.

Belotti è un uomo senza paura, un atleta che non si arrende mai, prende calci (tantissimi calci) senza manfrine e senza reazioni isteriche, poi si rialza, stende il difensore con un’occhiataccia ed è subito pronto a ripartire. La sua bella immagine taurina rappresenta quello ‘spirito Toro’, quel ‘tremendismo’ (per dirla con Giovanni Arpino), che lo fa amare risolutamente dalla sua gente. Andrea Belotti può uscire dal campo battuto nel risultato, ma non è mai ‘sconfitto’, perché la sua parte (e qualcosa di più) la fa sempre. Anche fuori dal terreno di gioco è ‘differente’: serio e riservato non ama le interviste, vive la sua vita con uno stile low profile, ha messo su famiglia e attende con gioia Vittoria, la sua prima figlia, vive con discrezione i propri interessi (che nessuno conosce, ma voi, tra poco, invece sì), sta lontano dai riflettori e non si sogna mai di accendere polemiche con frasi sopra le righe.

Per Mancini Andrea è un valore aggiunto: un campione che finalizza e crea spazi, un centroavanti che si porta via tutta la difesa, un ragazzo che sa fare spogliatoio, un uomo che non molla mai, come nel Toro.

Andrea, tra pochi mesi farete nascere vostra figlia Vittoria a Torino. Che emozioni stai provando?

«Gioia e ansia… quell’ansia da attesa, perché la vorresti già tra le braccia. Per ora, mi godo i colpetti che dà alla pancia della mamma, immaginando il momento in cui sarà tra noi».

Trasferte, impegni, lontananza da casa. Cosa vuol dire per un calciatore essere un marito in queste circostanze?

«Alle tante assenze da casa, tipiche del mio lavoro, si sono aggiunte diverse settimane di quarantena, passate in hotel con la squadra. Si cerca di sopperire con messaggi, chiamate, videochiamate. Quando torno, però, cerco di recuperare, condividendo più cose possibili».

Sappiamo della tua passione per la pesca di lago. Il tuo è un vero e proprio sport. Come funziona e cosa avviene quando lo pratichi?

«Sì, è una mia grande passione. La vivo come se fosse una partita di calcio. Quando si tratta di un pesce da 70 kg o più, inizia un vero e proprio match: appena abbocca, recupero lenza, dopodiché, comincio a tirare. Con i pesci grossi, ci vuole forza e strategia, perché hanno una potenza tale da riuscire a rompere la lenza. Quando sono loro a tirare, devi lasciare un po’ di filo, poi tiri tu e così via, fino a stancarli e riuscire a tirarli fuori. Delle volte, però, è il pesce che stanca me, ma pur di non mollare, mi do il cambio con qualcuno, in modo da riprendere fiato e poi si ricomincia. Alcune volte, vinco io. Altre, vince il pesce. Quando riesco ad averla vinta facciamo una foto insieme, per immortalare il momento e poi lo si lascia libero, perché, come in una partita, deve esserci il rispetto per l’avversario».

Il mondo del vino è un’altra tua grande passione. Come giudichi i vini piemontesi e quali sono i tuoi preferiti?

«I vini del Piemonte sono di grande qualità, alcuni veramente eccezionali. I miei preferiti sono un Barolo, il Monfortino di Giacomo Conterno, ed il Barbaresco di Gaja».

Se il Toro fosse un vino che vino sarebbe?

 «Un Barolo. Il Barolo è un vino unico, non si può omologare agli altri. Va sentita l’intensità, la complessità dell’odore, la profondità, senza abbinarci nulla. Il Barolo basta a se stesso, sa invecchiare molto bene e vale la pena aspettarlo. Il Barolo è un mondo a parte, proprio come il Toro».

Ci fai il podio dei tuoi vini preferiti? Quelli che consiglieresti per una cena di Torino Magazine?

«In assoluto, nella mia classifica personale, ai primi tre posti ci sono dei vini francesi. Château Latour, Petrus Pomerol, Chambertin Domaine Armand Rousseau, rispettivamente al terzo, secondo e primo posto. Per consigliare il vino, devo conoscere il menù. Invitatemi a cena e il vino lo porto io».

Parliamo di sapori del territorio. Ti piace la cucina piemontese e quali sono i tuoi piatti preferiti?

 «Sì, in particolare i primi piatti: agnolotti al sugo d’arrosto, tajarin al tartufo bianco. Se poi devo citare un’altra eccellenza piemontese, allora vi dico che vado pazzo per la salsiccia di Bra».

Quest’anno passeremo tutti il Natale in casa. Quale sarebbe il menù che ti piacerebbe gustare?

«È un menù che esiste solo nei miei sogni, perché, anche se è un giorno speciale, un atleta a tavola non deve sgarrare. Per antipasto, uovo in camicia con tartufo. Come primo, visto che è Natale e per me le radici sono importanti, casoncelli alla bergamasca. Proseguiamo con guancia di vitello e polenta per secondo e concludiamo con un tiramisù».

 Abiti a Torino da cinque anni. Cosa ti piace di più della città e dei torinesi?

 «Torino ha le giuste dimensioni per viverla tutta. Ogni passeggiata per le vie del centro non è mai banale. È un’occasione per notare prospettive e dettagli nuovi. Prima di uscire di casa, fosse anche solo per fare la spesa, ti viene voglia di vestirti bene, quasi a non sfigurare di fronte all’eleganza della città. Dei torinesi apprezzo la discrezione e l’educazione».

Quando hai il tempo per fare una passeggiata dove ti piace andare?

 «Vivo molto il centro, ma, nelle giornate di riposo dagli allenamenti, soprattutto se splende il sole, una passeggiata nel verde del Parco del Valentino non manca mai, anche per la felicità di Angi, il mio cagnolino».

Sapori e vini piemontesi, rispetto per l’avversario col quale si lotta fino allo stremo. Il Torino ha il capitano giusto, in campo e fuori.

https://www.torinomagazine.it/andrea-belotti-capitano-granata-toro/