Benassi: “Voglio restare qui, vediamo che succederà. Sto benissimo a Firenze”

La conferenza stampa odierna ha visto protagonista il centrocampista italiano. Ha parlato del suo anno complicato, ma vuole rilanciarsi.

Da Moena proseguono le interviste ai calciatori giorno per giorno. Quest’oggi, dopo il classico allenamento mattutino, è stato il turno di Marco Benassi.

Non è stata una stagione buona per te. Ora ti vediamo fare il classico lavoro con i compagni, ma ci puoi raccontare del tuo terribile anno calcistico?

“Sì, sono arrivato a Verona da guarito ma dopo due settimane sono tornato ko perché è stato tutto un susseguirsi di infortuni. Ora comunque la mia intenzione è quella di rimanere qua a Firenze. Non penso ci siano dubbi neanche dall’altra parte, ho già parlato anche con Pradè.”

Sei arrivato nel 2017: due proprietà, tanti allenatori… Ne hai viste tante. Cosa sottolineeresti di questo nuovo gruppo in particolare?

“Secondo me la cosa fondamentale è la volontà di cercare un gruppo unico, unito, comprendendo tutti i componenti: tifosi, giocatori, società, ma anche voi stessi. Sono convinto che con la città di Firenze e la Fiorentina si possa lavorare bene. Abbiamo iniziato un percorso nuovo con un mister che ha idee molto precise; stiamo cercando di metterle in campo. Se riusciamo ad essere tutti quanti uniti possiamo toglierci delle soddisfazioni.”

Viste le prestazioni offerte ora a Moena, quanto Benassi si schiererebbe titolare in questa Fiorentina?

“Sapevo di partire dietro nelle gerarchie, per me è già tanto riuscire ad offrire continuità. Il mio obiettivo è comunque arrivarci, provare a mettere in difficoltà il mister e arrivarci.”

Oltre al personale che hai ringraziato per aver superato gli infortuni (che non avevi mai avuto), ci sono altre persone che sono state la tua “ancora di salvezza”?

“Hai centrato il punto, questo è il mio decimo anno professionistico e non avevo mai avuto infortuni. Le persone che devo ringraziare in primis sono mia moglie e i miei figli. Sarebbe stata molto dura senza di loro ed è stata dura comunque, soprattutto dopo gennaio quando sono dovuto tornare a Verona lasciando mia moglie incinta da sola. Però mi sono sempre stati accanto e mi hanno rassicurato. Grazie! (risponde agli auguri del giornalista e ride, ndr)”

Due cose. Se la società non dovesse intervenire a centrocampo, che valore daresti al reparto per quanto riguarda la competitività? E poi, viste le difficoltà, ti è mai venuto il rimpianto del Torino? O se li hai risentiti per un possibile ritorno in granata…

“Per quanto riguarda il centrocampo, secondo me già l’anno scorso era un livello molto alto. Con il nuovo mister il reparto può crescere e noi centrocampisti possiamo levarci soddisfazioni. Al Torino non ci ho pensato. L’esperienza è stata bella, ma da qui non sarei mai voluto andare via. Qui sto benissimo.”

Per trovare un posto da titolare, hai una carta che non molti centrocampisti hanno: sei uno che fa gol. Italiano poi, con questo gioco, prevede l’inserimento delle mezzali. Per te può risultare un vantaggio?

“Penso di sì. Diciamo che il vantaggio del centrocampo viola è il fatto di essere numeroso ma con giocatori di caratteristiche diverse. Comunque il calcio del mister sicuramente richiede anche questo, e in più quei pochi allenamenti che ho fatto a Verona mi sono serviti. Io sono qui a disposizione, sto dando tutto. Vediamo poi cosa succederà.”

Italiano sta formando molte coppie durante gli allenamenti. Con chi ti senti maggiormente in competizione? (Nonostante sia ovviamente sana)

“Brava, la cosa fondamentale che voglio sottolineare è che tutte le competizioni stimolano solo a far meglio e per spronarci l’un l’altro. Io, come ha già detto il mister, sono in coppia con Jack Bonaventura, quindi per ora quel ruolo è ricoperto da uno dei due.”

Ci sono stati tanti giovani in questo ritiro. Chi ti ha impressionato di più? Pensi che qualcuno possa già arrivare in prima squadra?

“La cosa più importante è che tutti questi ragazzi hanno messo grandissima voglia e disponibilità a disposizione. Tutti l’hanno fatto. Qualcuno ha anche grande qualità, come Agostinelli, ma anche tutti gli altri. Non so se rimarranno qui, ma con qualche ragazzo c’è margine per lavorarci.”

Stamani abbiamo visto un nuovo modo di allenarsi, Italiano ti ha piazzato come regista. Ti sentiresti di occupare più ruoli a centrocampo?

“Quella di stamattina è stata un’esercitazione, mancava Krastev lì. Finché il fisico mi regge, il mio ruolo in un centrocampo a tre è la mezzala, assolutamente. Per la mediana è ancora presto. Discorso comunque diverso se siamo in due, ma in tre non riuscirei.”

Per anni la Fiorentina ha avuto il problema dell’uomo gol, ti ricorderai anche di essere stato capocannoniere viola in Serie A per una stagione (2018/19 con 7 reti, ndr). Che effetto fa vedere un calciatore come Vlahovic adesso, così decisivo e in forma?

“Ovviamente seguivo anche la Fiorentina da Verona, ho visto crescere Dusan. Ha fatto una stagione incredibile e ha ancora grandi margini di miglioramento, assurdi. Può diventare assolutamente un top nel suo ruolo. Deve semplicemente continuare a lavorare come sta facendo, con questa voglia e questa passione.”

Cosa cambierebbe se dovesse partire Sofyan Amrabat? Qual è l’importanza di questo giocatore?

“L’ho visto da avversario due anni fa. Ha caratteristiche diverse, sicuramente è più difensivo, ma questa è una domanda da fare al mister. So che farebbe comodo.”

Torniamo sull’identità. Come si trova? L’allenatore deve darvi l’input o la squadra deve trovare maggior coesione?

“Si trova mettendo insieme tutte queste componenti. Già il primo giorno eravamo tutti contenti della proposta di calcio di Italiano. L’identità può essere un concetto astratto, ma è fondamentale. Se tu vai in campo senza sapere bene cosa fare è normale che i risultati non arrivino. Quindi noi stiamo tutti uniti.”

Successivamente, Marco ha risposto ad alcune domande fatte dai tifosi in uno spazio social dedicato a loro, andato in onda sui profili della Fiorentina.

Che emozione hai provato al tuo primo gol in carriera?

“Eh, è passato tanto tempo… il primo gol l’ho fatto con la maglia dell’Inter in Europa League. Eravamo in Romania contro il Cluj. Corsi in giro per il campo senza capire più niente, realizzai i giorni dopo.”

Ti piacerebbe più vicino o lontano dalla porta?

“Per le mie caratteristiche, mi piace più giocare in avanti.”

Cosa ti ha dato la possibilità e la forza di andare avanti lo scorso anno?

“Due cose fondamentali. La prima è la passione che ho per questo lavoro, prima di tutto è un divertimento. Poi mia moglie stava aspettando il terzo bambino, quindi questo mi ha aiutato a concentrarmi, a non distrarmi.”

Quanto sarà importante la prossima stagione per il tuo percorso?

“Sicuramente è una delle più importanti. Ho voglia di rilanciarmi e di dimostrare quanto valgo, soprattutto a me stesso e alla Fiorentina.”

Com’è nato l’amore verso il calcio?

“Tutti i miei amici, da piccolino, giocavano già a calcio. Quindi ho voluto iniziare anch’io.”

Cosa ti piace oltre al calcio?

“Gioco tantissimo alla PlayStation. In ritiro l’ho portata, gioco tanto con Cristiano. A casa un po’ meno perché sennò mi cacciano, sto più con i bambini. Fuori casa PlayStation, a casa la famiglia.”

Quali sono i compagni con cui hai legato di più?

“Sono stati tantissimi in 5 anni, risento anche quelli del passato. Come già detto, siamo sempre io e Biraghi, però abbiamo un bellissimo rapporto con tutti: Saponara, Bonaventura… Se devo farti un nome, ti dico Biraghi.”

Che emozione hai provato quando è nata Isabelle?

“Incredibile, come per gli altri due figli. Mi avevano sempre detto che da papà sarebbe stato diverso obiettivamente con una femmina, l’ho vissuta così. Poi è stata brava, è partita il giorno prima di Moena, è partita con il piede giusto.”

I tuoi figli sono orgogliosi della tua carriera?

“Penso proprio di sì. Anche perché sono due malati di calcio, specialmente quello più grande, gioca anche lui. Ne sa anche più di me.”