Caso Vlahovic, Commisso e la guerra ai procuratori: sono loro il male del calcio moderno?

Dusan Vlahovic è solo l’ultimo dei tanti casi di giocatori che non rinnovano i contratti e si fanno trascinare dal volere (€) dei propri agenti. Darko Ristic ha voluto rovinare l’avventura del bomber serbo a Firenze, ma Rocco non ne vuole sapere di fargliela passare liscia.

Sono passati ormai diversi giorni -la sosta è finita e il campionato è riniziato- ma l’esternazione del patron viola Rocco Commisso fa ancora discutere (e probabilmente continuerà a farlo ancora a lungo): Dusan Vlahovic ha deciso di non rinnovare il suo contratto con la Fiorentina. Una decisione forte, anche imprevista, considerato il suo “Quando mi offrono, firmo” , detto -pareva- in maniera sincera, a un tifoso durante il ritiro estivo. Invece il prolungamento di contratto non è arrivato. E non arriverà. Ma come si è arrivati a tutto ciò?

Forse, non lo sapremo mai. Come in estate, Gennaro Gattuso ha deciso di lasciare la panchina viola dopo appena qualche settimana, per delle frizioni tra il suo agente (il noto Jorge Mendes) e la proprietà viola, Vlahovic ha scelto di non voler più restare a Firenze. Il contratto del serbo, però, scadrà “solo” a giugno 2023, ciò significa che la Fiorentina e il giocatore, o meglio il suo agente, dovranno trovare una soluzione per il bene di ambo le parti. Commisso è un presidente deciso e risoluto, che abbiamo imparato a conoscere come uno dei più sinceri in tutta la Serie A: quando c’è una situazione che non gli quadra, non perde tempo a portarla alla ribalta. Così come ha lanciato la bomba Vlahovic, non si è fatto problemi a sparare a zero sui procuratori del calcio moderno, accusati, non solo da Rocco, di forzare le situazioni contrattuali, obbligando gli assistiti a un braccio di ferro con le società da cui non è scontato che non ne escano tutti sconfitti. La diatriba con la International Sports Office di Belgrado e la società di viale Manfredo Fanti è solo l’ultima di una lunga serie di scontri fra agenti e club. Tutti quanti hanno ancora a mente, anche per i recenti fischi italiani nei confronti di Donnarumma, le vicende di Raiola & co., i “nuovi mostri” del calcio moderno.

Come ha affermato lo stesso Commisso, non è possibile che oggigiorno i contratti, anche lunghi, non possano arrivare a scadenza serenamente, che una firma non abbia più valore dopo appena qualche anno e, soprattutto, che le logiche di mercato siano assoggettate più da questi soggetti esterni che non dai diretti interessati. Nessuno chiede un’autogestione degli assistiti, un’idea più anarchica che realistica, ma queste continue guerre intestine non fanno bene a nessuno. Tantomeno ai tifosi, che non possono mai stare tranquilli a causa dell’ingombrante presenza di questi sciacalli insediatisi nelle viscere del calcio. Ormai, anche un contratto di 5 anni, dopo appena 2, diventa obsoleto, va rinnovato. Pena la possibilità che l’agente del calciatore chieda la cessione alla società proprietaria del cartellino. Così non va. Se è vero che il romanticismo e le bandiere nel calcio si sono ammainate da tempo, è altresì vero che ai calciatori, e agli agenti, è consentito tutto: anche di fare carta straccia di fogli legalmente vincolanti. E così si arriva anche al caso Vlahovic, che in estate voleva rinnovare e in autunno è già sul piede di partenza, con le voci di un’offerta importante ricevuta dalla Fiorentina (si parla di 60 milioni dall’Atletico Madrid), rifiutata in agosto per puntare sul n°9 serbo come stella della squadra.

Da una parte, quindi, Ristic e Vlahovic, uno che voleva vendere e l’altro rinnovare, e dall’altra Commisso, che ha sempre creduto di poter trattenere l’attaccante, ma adesso si trova a dover cercare il miglior offerente. Una situazione idilliaca, insomma, per la Fiorentina, che non sa -ma dovrà sbrigarlo a breve- come muoversi col miglior giocatore della squadra. Che sia una condizione di disagio è certo, mentre il supporto che i tifosi daranno al bomber lo è meno, adesso che è venuto, seppur indirettamente, allo scoperto delle sue intenzioni. Titolare, panchina, tribuna? Data la sua importanza, sarà difficile privarsene, ma non è da escludere che le sue prestazioni possano risentire dell’aria pesante che tira a Firenze da più di una settimana.

Vlahovic e la Fiorentina, una storia d’amore durata -purtroppo- poco, a causa della follia contemporanea della gestione dei procuratori nel calcio. La guerra è nel vivo e la viola ne è dentro fino al collo, in questa contesa agenti vs società, che è sempre più il male del calcio moderno.