Gianluca Scamacca: sarà lui l’erede di Vlahovic?

Violapress analizzerà in questi giorni i possibili eredi di Vlahovic che la Fiorentina sta valutando per il prossimo mercato di Gennaio o Giugno.

Dusan Vlahovic non ha rinnovato il contratto proposto dalla Fiorentina ed in una delle prossime finestre di mercato, a Gennaio o più verosimilmente a Giugno, il centravanti serbo se ne andrà.

Per questo i dirigenti viola stanno seguendo alcuni dei migliori attaccanti sia nel nostro campionato che in quelli all’estero. La stampa fiorentina e nazionale, complice anche lo stop delle competizioni per le partite della nazionale, ogni giorno propone dei nomi interessanti che sicuramente sono nella lista degli operatori di mercato di Rocco Commisso.

Vediamo la scheda di uno degli attaccanti usciti nei titoli dei quotidiani e dei siti web: Gianluca Scamacca. Sarà lui il nuovo centravanti della Fiorentina?

 

Cognome: Scamacca

Nome: Gianluca

Data di nascita: Roma 01/01/1999

Altezza: 195cm

Peso: 85kg

Paese di nascita: Italia

Scadenza contratto: 30.06.2023

Agente: Lucci

Squadra attuale: Sassuolo

Valutazione transfermarkt: 15mln

Centravanti dal fisico imponente, molto dotato fisicamente e tecnicamente, oltre a essere abile nel gioco aereo; per le sue caratteristiche è stato paragonato a Christian Vieri e Zlatan Ibrahimović, a cui lo stesso Scamacca ha dichiarato di ispirarsi. Sa difendere molto bene spalle alla porta e ha un gran tiro da lontano. Pur essendo di piede destro in alcune circostanze di gioco può assomigliare proprio a Dusan Vlahovic.

Cresciuto nel settore giovanile di Lazio e Roma, ha debuttato fra i professionisti con il Jong PSV il 22 gennaio 2016, all’età di 17 anni, nella partita di campionato vinta per 2-1 in trasferta contro il VVV-Venlo. Nel 2016 è stato addirittura inserito nella lista dei migliori sessanta calciatori nati nel 1999 stilata da The Guardian. Il 31 gennaio 2017 è stato acquistato dal Sassuolo e inserito nella formazione Primavera. Poi il 14 luglio 2019 è stato dato in prestito secco all’Ascoli, in Serie B,dove con i suoi gol ha cominciato a far parlare di sé, contemporaneamente alle prestazioni nella Nazionale Under 20, dove conquista la medaglia di argento ai Mondiali. Tornato di nuovo al Sassuolo, il 2 ottobre 2020 è stato dato in prestito al Genoa, dove ha confermato le sue qualità. Convocato stabilmente in Under 21, nel settembre 2021 ha consacrato il suo sogno di debuttare nella Nazionale maggiore di Roberto Mancini. Nell’attuale campionato il Sassuolo ha deciso di puntare su di lui ma al momento le presenze da titolare sono molto poche, a discapito dei compagni di squadra Raspadori e Defrel.

Ad inizio settembre la Gazzetta dello Sport ha pubblicato questa interessante scheda su di lui:

“A vedere Gianluca Scamacca nel giro della Nazionale non si sorprende più. Alto, potente, determinato oltre ogni aspettativa. In campo il 22enne romano del Sassuolo fa la faccia dura, fa a sportellate e segna, mentre fuori continua ad applicarsi con costanza per alzare l’asticella di giorno in giorno come ha imparato da adolescente, nonostante un’infanzia in un quartiere non semplice come quello di Fidene. “Era facile deragliare”, dice lui, ma da quando si è capito che avrebbe fatto il calciatore, nessuno ha più provato a portarlo sulla cattiva strada. Come ci è riuscito? Non smettendo mai di allenarsi, innanzitutto. Da piccolo con la tecnica, crescendo con la tattica e infine scolpendo il proprio fisico in maniera maniacale. Così è stato possibile avere i mezzi per superare ogni volta l’asticella più alta. Uno dei tanti detti amati dal romano è: “Allenati mentre gli altri dormono, studia mentre gli altri si divertono, resisti mentre gli altri mollano, alla fine vivrai ciò che gli altri sognano”. E quindi, più del singolo circuito di workout, è l’impressionante costanza che caratterizza il giocatore. Detto ciò, a casa sua anche durante il lockdown non sono mancate le sedute per tenersi in forma. Altro che riposo. Il tutto tra fitball, corde, tappetini per gli esercizi a corpo libero e pesi di diverso tipo per potenziare le preziosissime gambe e definire la parte superiore del corpo con cui difende egregiamente palla dagli avversari.

Cuore giallorosso da sempre, il classe 1999 cresce però nel mito di Zlatan Ibrahimovic e viene notato dalla Lazio all’età di 10 anni e con i biancocelesti gioca tre stagioni prima di realizzare il sogno della maglia giallorossa. Alla Roma Scamacca si mette in mostra come uno dei migliori del vivaio anche grazie all’impressionante altezza: 195cm già a 15 anni, caratteristica che gli valse l’interesse di molti club di basket. Quindi le prime convocazioni “sotto età” nelle Nazionali giovanili, fino alla sorprendente decisione di rifiutare un contratto da professionista con la Lupa e trasferirsi all’estero. Ancora oggi, però, fatica a nascondere il desiderio di tornare nella sua squadra del cuore da adulto, con la possibilità di affermarsi con i colori più amati.

Il trasferimento, appunto. In Olanda a Eindhoven, con mamma (parrucchiera che aveva perso il lavoro a Roma) e sorella al seguito: il Psv gli aveva una trovato casa, un’auto e anche un’occupazione alla madre, più una base di 70mila sterline annue per un 16enne che voleva crescere in un ambiente con meno pressione e più chance per i giovani. Una nuova lingua (“Non capivo che ‘kaz!’ significasse ‘attento!’”) e nuovi compagni. Con il suo rientro in Italia e il cartellino in mano al Sassuolo ormai da quattro anni, anche mamma e sorella sono tornate indietro, in una situazione migliore rispetto alle case popolari precedenti. “A volte mancava la luce, altre l’acqua”, racconta Gianluca della sua infanzia. In più, il rapporto nebuloso con il padre, con i due che si sono allontanati gradualmente fino allo strappo del brutto episodio dello scorso anno: Scamacca senior che entra a Trigoria munito di mazza da baseball. “Non me lo spiego”, dirà il figlio.

Scamacca ha metà corpo coperto da scritte e disegni di diverso tipo, con il primo fatto a 13 anni, ai tempi dello scudetto con i Giovanissimi della Roma allenati da Roberto Muzzi: “Dovevano essere dei fiori con una croce, invece sembra una bara. E l’ho pure pagato…”. Un look che sorprese i suoi compagni olandesi in biancorosso al suo arrivo: Gianluca tatuato, loro dei damerini. Ma lì, per sua stessa ammissione, ha imparato la disciplina. Un tatuaggio, in particolare, sta molto a cuore all’attaccante romano: si tratta di un proverbio arabo sul bicipite, che il giocatore usa anche come descrizione del suo profilo Instagram: “Sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto, ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani”. Chiaro, no?

I profili social di Scamacca trattano di calcio, calcio e… calcio. Con tutte le sue maglie, dal Psv Eindhoven all’Ascoli, dalla Cremonese al Sassuolo e al Genoa, più la Nazionale (prima giovanile, poi maggiore) e gli olandesi del Pec Zwolle. Insomma, la testa è sul pallone. C’è praticamente un solo sgarro, una sola persona che riesce a ritagliarsi un posto importante con diverse foto in sua compagnia: la ragazza Flaminia, con la quale lo si vede felice e sorridente, addirittura tenero, tra vacanze al mare e compleanni. Emblema dell’importanza della sua dolce metà”.

Ad Agosto si racconta ancora ai microfoni della Gazzetta dello Sport. Il centravanti neroverde ha parlato delle voci sul suo carattere, sul suo modo di essere in campo e fuori, dei problemi con il padre e di molto altro ancora. Colpi, tecnica, carattere e sfrontatezza. Quello che si dice un predestinato: “Ma a me questa definizione non è mai piaciuta. Dà l’idea di chi le cose le ha ottenute per grazia ricevuta e io invece me le sono sudate tutte, con il lavoro, la costanza, il sacrificio, le scelte anche difficili. Sono nato in un quartiere popolare, Fidene. Per me non è mai stato semplice, glielo assicuro”.

Gianluca, permettimi di darti del tu, lo sai che tutti si aspettano tantissimo da te?
“Sì, ma non mi pesa. Anzi, mi stimola. La scorsa stagione mi è servita per conoscere il campionato di A e capire cosa significa giocare contro calciatori importanti. Le pressioni non mi spaventano. Voglio crescere e mostrare le mie qualità”.

Che sono quelle di un attaccante moderno: possente, tecnico, generoso.
“Nel calcio di oggi un attaccante non può essere solo il finalizzatore di un’azione, deve anche saper legare il gioco, tornare indietro, pressare. L’istinto del gol è fondamentale ma bisogna essere più completi rispetto al passato. So di avere delle potenzialità importanti, ma non sono il tipo che si culla su quelle, io cerco costantemente di alzare l’asticella. Non guardo quello che ho fatto fino ad oggi, ma quello che posso fare domani. Lavoro, dedizione, umiltà: sono le tre cose che metto ogni giorno in allenamento per migliorarmi e coronare i miei sogni”.

Aspetta aspetta, qualcosa non mi torna: non è così che parla un badboy. In passato non ti definivano così?
“Per un periodo mi hanno appiccicato addosso questa etichetta e non so perché. Ma a me sinceramente non è mai fregato molto di certi giudizi di chi neanche ti conosce. So chi sono e soprattutto lo sanno le persone con cui mi sono rapportato ogni giorno in questi anni: i miei compagni di squadra, i miei allenatori, i miei dirigenti. Chiedete pure a loro come è Gianluca. Vi risponderanno e vi assicuro che non pago nessuno perché parli bene di me”.

Forse dipende dall’aspetto? Da tutti questi tatuaggi e l’aria di chi non abbassa mai lo sguardo per primo?
“Ma io sono un ragazzo semplicissimo. Mi piacciono i tatuaggi è vero, che problema c’è? Non penso sia giusto giudicare un libro solo dalla copertina… La gente punta il dito in modo superficiale, io ho le spalle larghe e me ne frego, ma c’è chi invece ci soffre e non è giusto. Non sono un bad boy, mai stato, ma in campo mi piace farmi rispettare, quello sì. E non lo considero un difetto: se vuoi arrivare a livelli importanti serve personalità. La metto sia quando devo rischiare una giocata, difendere un compagno o restituire un colpo ricevuto. In campo oltre alla tecnica devi avere gli attributi, altrimenti se capiti in mezzo a due come Bonucci e Chiellini la palla non la vedi mai”.

I nostri club dovrebbero dare più spazio ai giovani italiani?
“Sì, l’ho sempre detto. Spesso le società investono sui giovani stranieri, ma l’erba del vicino non è sempre più verde. Abbiamo tanti talenti, ma bisogna dar loro fiducia, aiutarli. E’ ovvio che un ragazzo possa sbagliare, ma è lì che devi insistere e dargli un’altra occasione, saperlo aspettare. A noi questa cultura manca, anche per questo io a 16 anni sono andato via”.

Riavvolgiamo il nastro: giovane talento della Roma, un futuro davanti e scegli il Psv.
“Molti non ci credono, ma scelsi da solo, nessuno mi forzò. Ho sempre pensato che in Italia ci fosse un limite di mentalità nel lanciare e valorizzare un giovane. Ero convinto che andando all’estero sarei cresciuto come ragazzo e come atleta. Sono stato anche un po’ incosciente, perché quando sei in un altro Paese a volte è dura, ma io mi sono trovato bene. Fare nuove esperienze mi stimola. Mi piacciono i cambiamenti: li vivo come sfide che fanno crescere. Restare tutta una vita in uno stesso posto non fa per me”.

Sei in buona compagnia, le bandiere non esistono più. Giusto o sbagliato?
“Inevitabile direi. Il calcio è cambiato: i Totti, i De Rossi e i Del Piero non ci saranno più. Ma chi cambia squadra non vuol dire che non sia stato attaccato alla maglia o non l’abbia amata. Io sono certo che Donnarumma abbia amato il Milan e Lukaku si sia sentito un re all’Inter: andar via non significa necessariamente tradire. La carriera è breve e il nostro è anche un lavoro. Chiunque vuole vincere cose importanti, conquistare trofei o riconoscimenti, guadagnare. Avere delle ambizioni non è peccato, anzi. Tutti giudicano sempre i calciatori, ma le società non sono più quelle di un tempo: non esistono più i presidenti innamorati come Sensi, Moratti o Berlusconi. Oggi i club sono aziende, spesso di proprietà straniere o di Fondi, per i quali il giocatore è un asset. Se non servi più o hai una difficoltà, ti lasciano per strada, arrivederci e grazie, senza farsi scrupoli. E il giocatore agisce anche di conseguenza e guarda i suoi interessi. Sin da quando sono ragazzino mi sono sempre detto: ragiona sulle cose che vuoi fare, ma poi falle senza stare a pensare troppo a chi ti giudicherà. Oggi nell’era dei social l’insulto è libero. Per qualcuno sarai sempre un traditore, un coglione, un mercenario… Prima ti abitui a gestire queste cose e dunque le emozioni che ti suscitano e prima acquisti luciditàe freddezza per fare le scelte migliori. Tanto quelli che ti criticano se fossero al tuo posto probabilmente farebbero le stesse scelte tue…

E tu i social li usi?

“Non li amo. Solo quando mi annoio e non so che fare smanetto un po’ su Instagram. Se potessi io il telefono lo butterei, perché mi ruba tanto tempo per cose che ritengo più importanti, dopodiché sono un ragazzo ed è chiaro che alla mia età non è semplice. Attraverso i social la vita delle persone viene presa e masticata, troppo spesso senza rispetto”.

E’ successo anche a te, per un episodio che ha visto protagonista tuo padre mesi fa…

“Vorrei essere giudicato per quello che faccio in campo. Non c’entravo nulla con quella storia. I rapporti familiari possono essere molto difficili a volte, ma non voglio parlarne. Fa parte della sfera privata, chiedo solo che venga rispettata”.

Cosa ti ha lasciato il trionfo dell’Italia all’Europeo?
“E’ stato magico. Io ho fatto tutte le trafile nelle Under e so cosa significa vestire la maglia azzurra. Questa vittoria è stata una rinascita del nostro calcio e un grande stimolo per tutti”.

Molti ti indicano come un possibile protagonista ai prossimi Mondiali.
“Calma… Se dicessi che non ci penso sarei bugiardo, ma io sono nell’Under 21. Un passo alla volta. Però se disputerò la stagione che ho in mente, l’occasione arriverà. Lavorerò e mi impegnerò più che posso e vedremo cosa accadrà”.

Ci sono tanti giovani fortissimi al mondo: scegline uno…
“Haaland è un vero fenomeno.E calcisticamente ha avuto una guida giusta: è riuscito a fare uno step dopo l’altro sempre in maniera intelligente. Prima è andato al Salisburgo poi al Borussia un percorso di crescita perfetto, senza assilli. Uno che fa un gol a partita a 20 anni è diverso a tutti gli altri. E’ immarcabile, neanche se lo meni lo fermi”.

Qual è la squadra da battere quest’anno?
“Non c’è. Secondo me sarà un campionato più equilibrato rispetto a quello scorso. Ci sono tanti grandi allenatori. Sarà divertente. E speriamo di lasciarci alle spalle il Covid”.

Tu sei vaccinato?
“Certamente. E sono favorevole. Durante il lockdown tutti ad aspettare il vaccino. Adesso che lo abbiamo c’è chi vaneggia di complotti internazionali o teme ci stiano avvelenando. Affidiamoci alla scienza. Chi non si vaccina per egoismo o ignoranza non pregiudica soltanto la propria salute, ma mette a repentaglio anche quella delle persone più fragili che abbiamo intorno a noi”.

Chiudiamo in allegria. Tu non ha una esultanza fissa…
“No, non mi piace programmare le emozioni. Amo viverle, spontaneamente. Mi piacciono le cose vere. C’è chi piange, chi si butta a terra, chi urla. Ma è bello vedere cose naturali. Poi se uno preferisce fare il teatrino è libero di farlo. Io so solo che quando segno mi sento in cima al mondo. In quel momento per me è il coronamento di tutti gli sforzi fatti. Dietro un gol c’è spesso molto più di quanto la gente pensi. E’ una gioia che non si può descrivere. E me la voglio godere come viene”.

E a chi dice che è meglio un assist di un gol cosa rispondi?
“Che dice così perché non è stato lui a segnare…”

 

Fonte: Wikipedia, Gazzetta dello sport, Transfermarkt, Tuttitalenti

https://www.google.com/amp/s/www.gazzetta.it/fitness/allenamento/storie/12-09-2021/gianluca-scamacca-padre-sorella-fidanzata-tatuaggi-workout-4201144027052_amp.shtml

https://m.sassuolonews.net/news/scamacca-non-sono-un-bad-boy-avere-ambizioni-non-e-peccato-papa-34047