Intervista esclusiva a Di Chiara: “Legame incredibile con Firenze. Servono idee chiare”

L'ex viola si racconta in una nostra intervista. Parla del suo passato, del suo presente e della situazione in casa Fiorentina.

L’ex calciatore di Fiorentina, Roma e Parma (tra le tante) Alberto Di Chiara ha rilasciato le sue dichiarazioni a un’intervista esclusiva ViolaPress.

 

Intanto buongiorno e buona Pasqua! Per iniziare, ripercorriamo velocemente la tua carriera da calciatore…

“Ho fatto il primo passo importante nella Roma di Nils Liedholm, uomo che ringrazierò sempre e a cui devo tanto. Ero circondato da calciatori come Pruzzo, Conti, Di Bartolomei e un Falcao appena arrivato. Non ho giocato molto ma il primo anno abbiamo subito vinto la Coppa Italia (con tra l’altro un mio gol nei quarti di finale proprio alla Fiorentina, vedi il destino). Successivamente mi sono fatto le ossa in Serie B con la Reggiana e il Lecce mi acquistò un anno dopo. Insieme a mio fratello Stefano (anche lui calciatore, ndr) abbiamo conquistato la prima storica promozione in Serie A per i giallorossi; nell’anno successivo abbiamo vinto all’Olimpico proprio contro la mia Roma che perse lo scudetto. Dopo tre anni di Salento è arrivata Firenze per cinque stagioni meravigliose. Con la viola ho avuto l’opportunità di giocare l’ultima finale europea della sua storia…”

 

A proposito di quella finale, che cosa rappresenta quel doppio confronto a distanza di 30 anni? C’è stato anche scritto un libro…

“Sì esatto, Quella Sporca Finale. Quell’anno è stato particolare: in campionato il confronto era più combattuto, il livello era molto alto, mentre in Europa è stata una marcia trionfale. Abbiamo battuto l’Atletico Madrid, la Dinamo Kiev, il Werder Brema fino ad arrivare in finale contro la Juventus (ai tempi la finale era ancora andata e ritorno, ndr). Questo confronto fa capire quanto il calcio italiano fosse importante negli anni ‘90. È stata più che altro la partita di andata a lasciarmi dubbi: abbiamo subito qualche torto e quel 3-1 per la Juve non rende giustizia. La partita di ritorno è stata giocata in campo neutro perché il Franchi era da sistemare per i mondiali di Italia 90. Il campo di Perugia era stato squalificato e lo stadio designato era il Partenio di Avellino. Il campo neutro lo era diventato solo di fatto vista l’affluenza di tifosi juventini. Rimane la soddisfazione di aver giocato quella finale, però…

Nonostante ciò, dopo sei andato a Parma. Com’è stato prendersi la rivincita con la maglia gialloblu?

“Mi sono sposato col progetto Parma nel 1991 e mi sono levato tante soddisfazioni; abbiamo praticamente vinto una coppa l’anno. Sono stato il primo calciatore del Parma a giocare con la Nazionale, insieme poi abbiamo vinto la Coppa delle Coppe e abbiamo perso in finale l’anno dopo, abbiamo alzato la Supercoppa Europea contro il Milan… Nel 1995 abbiamo vinto la Coppa UEFA proprio contro la Juventus. Non ero in maglia viola, ma mi sono preso una bella rivincita personale. Ho sfruttato al massimo quel periodo, ero nel posto giusto al momento giusto; questo vale nella vita come nel calcio.”

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Domanda scomoda: a Roma sei nato e cresciuto, a Firenze ti sei affermato e hai lasciato una parte importante di te, a Parma hai vinto tantissimo. Ma qual è la squadra del cuore?

“Al di là di tutto, ho scelto Firenze come luogo in cui vivere. Mi sono sposato qui e qui vivono due miei figli, da quando sono arrivato nel 1986 non mi sono più staccato. Sai meglio di me che il tifoso fiorentino è molto difficile e critico: se ti prende in antipatia è finita, se gli entri nelle grazie ti perdona tutto. Devo dire che sono stato fortunato, anche da ex sono sempre stato trattato bene e con tanti applausi, è un enorme motivo di soddisfazione. A fine carriera sono rimasto nel Perugia in società con Gaucci, ma questa è un’altra storia… (ride, ndr)”

 

Quindi segui la Fiorentina anche attualmente? C’è qualche legame col lavoro attuale?

“Certo, ci sono legato anche a livello lavorativo. Dopo il calcio ho preso il patentino da giornalista e sono stato editorialista per La Nazione e TMW. Poi ho fatto l’opinionista a Sky e oggi abbiamo creato un rapporto con Italia 7 dove racconto la storia degli stadi italiani. Tra le altre cose, ho creato l’Accademia Alberto Di Chiara con la scuola calcio dello Scandicci. Sono direttore anche di Info Spettacoli, organizzatore di eventi di musica e teatro, ma ovviamente di questi tempi siamo fermi…”

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Passiamo un attimo all’attualità: la Firenze calcistica sta passando anni bui. Iachini è l’uomo giusto per salvare la Fiorentina? E cosa deve fare la società per migliorare il progetto a giugno?

“Iachini e Prandelli sono due amici, li stimo come persone. Ovviamente è la società a dover fare scelte, ma prima di tutto deve avere idee chiare e formare un progetto tecnico preciso. Commisso ha la tendenza di cercare allenatori motivatori e lo ha fatto capire spesso. Per le situazioni interne e il caso Prandelli, non so quali siano le “vere” motivazioni, le vicende interne le sanno soltanto loro. Per ora è giusto richiamare Iachini, era già sotto contratto: d’altronde non si può pretendere Van Gaal in questo momento. Lui è capace di ritrovare il bandolo della matassa e portare la squadra alla fine. A giugno si può tirare le somme, ma già da adesso la società dovrebbe aver chiaro in mente cosa vuole fare l’anno prossimo. Bisogna dare basi concrete, stare sempre dalla parte dell’allenatore scelto. Vedi la favola Atalanta: Gasperini, qualche anno fa, ha perso 4 partite consecutive eppure è ancora lì. Chiaramente, se le perdi tutte serve un cambio di rotta, ma se si vedono segnali di nascita di un bel progetto bisogna crederci. E chi viene come calciatore deve essere convinto: ad oggi Firenze è un porto di mare, ci vengono calciatori cercati da pochissime società e chi si rivela forte va via dopo poco tempo. Ormai non vengono più personaggi da scegliere, solo chi non ha scelta.”

 

Affacciandosi in casa Parma, lì cos’è che non ha funzionato? Livello tecnico o cambio di allenatore incomprensibile a inizio campionato?

“Il cambio di società è stato molto rapido, le scelte sono state fatte tutte molto di fretta. Io avrei confermato D’Aversa dopo una salvezza tranquilla, soprattutto se la scelta è Liverani che veniva da una retrocessione. Questo cambio non ha portato stabilità e ha complicato il tutto. C’è stata la tendenza di voler dimenticare il passato, ma se questo passato è buono non vedo perché eliminarlo: le analisi si fanno in maniera diversa. A gennaio il Parma si è mosso bene per quanto riguarda gli acquisti, ma serve un miracolo per la salvezza.”

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Ultime due domande secche: la Fiorentina si salverà?

“Sì. Al 99% sì.”

 

Chi vorresti sulla panchina viola per la prossima stagione?

“È difficile da dire. Al di là del nome, io non andrei a spendere 6 o 7 milioni di stipendio per un mister. Vorrei un allenatore giovane, emergente, che possa riportare ambizione. Da Italiano a De Zerbi, gli esempi sono tanti, basta che creino un connubio con la società. Così si crea un progetto tecnico a lungo termine.”