Intervista esclusiva a Stefano Soatto: “Ripartire dai prospetti. Il centro sportivo è importante”

Il responsabile dello scouting ci racconta il mondo dei giovani, parlando anche della Fiorentina attuale e del suo passato in viola.

Per cominciare, di cosa si tratta il tuo lavoro e che collegamenti abbiamo con l’ambito calcistico?

Sono un consulente, mi occupo dello sviluppo dei mercati e delle relazioni con i mercati esteri. Lavoro con rapporto esterno con la Sport Manager Group, agenzia di procuratori. Il mio scopo è fare scouting e osservare calciatori o calciatrici in particolare. Parlando inglese aiuto la società a conoscere nuove realtà di altri paesi; collego l’agenzia italiana con zone all’estero dove i talenti sono numerosi (Sud America per esempio).

 

C’è un grande interesse nel calcio femminile e nelle giovani calciatrici?

La società con cui collaboro è partita proprio dal calcio femminile, oggi tutela atlete considerevoli (tra le tante, Greta Adami, Fiorentina Women’s e Nazionale). È sicuramente un modo diverso di giocare, ma ci sono valori importanti, sia tecnici che morali, su cui si fondano le basi. Ci stiamo espandendo anche sul settore maschile, cercando ragazzi giovani con un potenziale. 

Accennando al tuo passato, hai giocato anche con la primavera della Fiorentina. Hai particolari ricordi della carriera che ti sono rimasti impressi?

Sono arrivato alla Fiorentina nel 1988. Con gli allievi abbiamo vinto il titolo nazionale di categoria e sono arrivato fino alla Primavera. Ho raggiunto il contratto da professionista, poi la mia carriera non ha avuto lo sviluppo sperato (anche causa infortuni). Sono ripartito dai dilettanti arrivando in Serie D, poi a 27 anni ho deciso di intraprendere un’altra strada. Ho avuto il piacere di giocare con Giacomo Bianchelli, Emiliano Betti, anche Stefano Bianconi ai tempi della D… Sono state belle esperienze, ma alcune mi hanno segnato. C’è stato anche Paolo Martelli, cresciuto nella Fiorentina e arrivato anche al Torino, poi ebbe un incidente stradale che gli stroncò la vita. Per quanto riguarda la prima squadra, insomma, c’era Dunga, un giovanissimo Batistuta… non serve aggiungere molto altro.

 

E su Malusci…

È un mio grande amico. È conosciutissimo e secondo me è stato un prodigio, il suo talento si è visto fin da subito. Ha esordito in Serie A all’età di 18 anni in una Fiorentina piena di campioni, non da tutti. 

 

Spostiamoci all’attualità: cosa manca a questa Fiorentina?

La Fiorentina è la mia squadra del cuore e la seguo sempre. Sicuramente manca un po’ di qualità nella rosa; è stata distribuita male e non tutti i reparti sono coperti. Anche le idee non sono molto chiare, le vicissitudini degli ultimi giorni (il ritorno di Iachini) fanno capire che il progetto non è ben definito. 

Cosa deve cambiare a giugno? C’è un modo per ridare passione a una piazza ormai impaziente?

Il vero problema è la salvezza attuale, questa è la priorità. Ora è difficile parlare di mercato e, soprattutto, farlo (sia in entrata che in uscita). Occorre sicuramente pensare al presente, non bisogna dare niente per scontato. Lo scopo deve essere tenere i buoni giocatori, anche per una prospettiva futura: Castrovilli, Vlahovic, Martinez Quarta… a me non dispiace nemmeno Amrabat. 

 

Segui il settore giovanile viola? Come si può migliorare il progetto?

Si, seguo il panorama Fiorentina, e penso che si potrebbe sicuramente alzare il livello anche tra i giovani. Bisogna ripartire da osservatori, persone preparate che fanno scouting. Qui, purtroppo, la viola pecca; in Toscana non è neanche il top di gamma (vedi il settore giovanile dell’Empoli) ma dovrebbe esserlo e dovrebbe attrarre per prima. È la società più prestigiosa in regione, è da qui che si deve ripartire. Iniziare da una rete regionale sul mercato dei giovani è la cosa giusta da fare, poi il tutto si può espandere. Servirebbe gente che ha giocato a calcio e che lo conosce bene: non basta il brevetto a Coverciano per fare il DS, le persone ne devono sapere davvero…

 

Che evoluzione ha avuto il calcio (giovanile e non) rispetto a 30 anni fa? Ci sono aspetti completamente cambiati?

Da quello che vedo, il livello tecnico (del gesto tecnico in sé) è minore. Si punta alla tattica, alla fisicità, a come stoppare e calciare il pallone. È sbagliato, la tecnica dovrebbe essere sprigionata insieme alla fantasia, nei giovani soprattutto. Su altri aspetti, però, il calcio è migliorato: la dieta specifica per un atleta, l’ambiente dove si allena… Oggi i campi sono all’avanguardia, quando mi allenavo io alcuni terreni erano vergognosi (ride, ndr). Era comunque un punto in più per la tecnica: una volta che ti trovavi su un campo serio controllavi meglio la palla. Credo sia fondamentale finalizzare il progetto del centro sportivo e far sì che sia la casa di tutti, dalla prima squadra al settore giovanile. Quando i ragazzi si fermano a guardare chi vorrebbero diventare è un’altra storia. Invogliare i giovani parte dalle piccole cose, da quei valori che non andranno mai persi.